Zeus News è un notiziario dedicato a quanto avviene nel mondo di Internet, dell'informatica, delle nuove tecnologie e della telefonia fissa e mobile: non è un semplice amplificatore di comunicati stampa ma riserva ampio spazio ai commenti e alle riflessioni, proponendosi quale punto di osservazione libero e indipendente.
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Voluto dall'Unione Europea per limitare Internet Explorer e atteso originariamente insieme a Windows 7, il ballot screen ha subito rimandi e rimaneggiamenti successivi finché Microsoft ha ceduto inserendo nella schermata 12 browser scelti dagli utenti.
Nonostante alcune difficoltà tecniche che hanno costretto a un aggiornamento, già si vedono gli effetti con l'abbandono di Internet Explorer a favore dei browser proposti a partire dal primo marzo: Opera, Safari, Firefox, Chrome, Internet Explorer nelle prime posizioni e altri sette browser meno diffusi, scontenti per il trattamento ricevuto.
Ecco le nostre brevi recensioni dei cosiddetti browser "minori":
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Piccola analisi alternativa del prezzo dei CD - Seconda ParteCome può cambiare il prezzo dei cd se entra in scena la Rete. [ZEUS News - www.zeusnews.com - Segue, 12-09-2001] Alla casa discografica vanno quindi tra le 18.000 e le 19.000 lire, destinate a coprire i costi di produzione, promozione e distribuzione (e, naturalmente, a contribuire all'utile di esercizio). I primi (a parte supporto fisico e packaging, che incidono in misura molto contenuta) sono soggetti a notevoli variazioni da album ad album: per fare un esempio, i costi sono minori se ad incidere è una semisconosciuta band acustica di pochi elementi, mentre un supergruppo affermato, dotato di sofisticati strumenti elettronici e, perché no, accompagnato da un'intera orchestra sinfonica e da una pletora di arrangiatori, rappresenta una situazione ben diversa. Ovviamente, i costi di produzione si ammortizzano sul numero di copie vendute, perciò l'artista affermato può ben permettersi di pretendere che la casa discografica spenda qualche soldino in più per produrre i suoi dischi. Rimane comunque il sospetto che, dietro la produzione di un disco ci sia chi pretende per sè guadagni eccessivi. Se ne trae pure che i migliori affari per le case discografiche sono i musicisti sconosciuti nel momento in cui arrivano al successo, e le compilation: queste, infatti, costano pochissimo e sono vendute, scandalosamente, a prezzo pieno. Ecco perché ne vengono sfornate a raffica, spesso includendovi qualcosina di inedito nel tentativo, vilissimo, di indurre i fans più accaniti a ricomperare qualcosa che hanno già pagato denaro sonante in passato. Anche ammettendo che i costi di produzione assorbano una buona parte del ricavo della casa discografica, molto potrebbe essere fatto per contenere i costi di promozione e distribuzione, cioè le spese sostenute per far conoscere il cd al pubblico (invogliandolo all'acquisto), e per farlo arrivare in ogni punto vendita. Anche da questo punto di vista, il ruolo di Internet, già utilizzata come strumento a basso costo per il marketing, sarà fondamentale nel prossimo futuro: essa potrebbe rappresentare un formidabile canale di distribuzione e, al tempo stesso, uno strumento di fruizione diretta della musica. Il presupposto è, ovviamente, una crescita della banda di rete, cioè della quantità di informazioni che possono percorrere Internet nell'unità di tempo, ma anche la capacità dei discografici e dei musicisti di reinventare la filosofia stessa che sta alla base della modalità di vendita dei loro prodotti. Se le case discografiche (o, in ultima analisi, gli stessi artisti) distribuissero la musica esclusivamente via Internet, a parità di altre condizioni verrebbe azzerata la quota che va alla vendita al dettaglio e il prezzo scenderebbe dalle attuali 38.000 a 27.300 lire. Inoltre, si realizzerebbe un ulteriore risparmio sui costi di distribuzione, il che consentirebbe di abbassare ulteriormente il prezzo forse a circa 24.000 lire, a cui andrebbero sommate 2.000 lire scarse per acquistare a parte il cd scrivibile e stampare la copertina. Totale: 26.000. Se poi l'aliquota IVA venisse uniformata a quella applicata ai prodotti stampati, si arriverebbe ad un prezzo, finalmente equo, di poco superiore alle 21.000 lire. E, certamente, il mercato della musica non potrebbe che avvantaggiarsene: tutti potremmo permetterci l'acquisto di un maggior numero di cd e, per ciò stesso, la tentazione di duplicare il cd dell'amico sarebbe meno forte. Ma l'abbattimento dei prezzi darebbe una mazzata anche ai pirati "veri", quelli che contraffanno i cd originali e vendono le copie, perché si ridurrebbe considerevolmente il loro margine di guadagno e, di conseguenza, l'incentivo a proseguire nell'attività illecita. Ma attenzione: ogni aumento del prezzo al pubblico avrà, invece, l'effetto opposto.
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